I centri commerciali non sono cucine


Il coronavirus accelera la crisi dei centri commerciali?

Dai monomarca ai department store, i centri commerciali non sono cucine fashion alla ristorazione a catena, passando per gestori e proprietari immobiliari, il paradigma dei consumi che ha nello shopping center il suo simbolo è a una svolta: evolvere in senso omnicanale o rischiare di rimanere una cattedrale nel deserto? Un rischio che si è trasformato in incubo per American Dream, mega mall nel New Jersey alle prese con ritardi e assenze.

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Attualmente, sono una sessantina quelli che hanno garantito la propria presenza ma il numero è al di sotto delle potenzialità della struttura. Non a caso, per attrarre clienti, prima del lockdown erano stati inaugurati un parco divertimenti, una pista da hokey e un indoor ski park in attesa che fosse disponibile anche il parco acquatico. E non il suo fine.

Una lezione che i centri commerciali italiani hanno imparato bene e su cui ora puntano per recuperare il terreno perduto dopo 57 giorni di apertura parziale conclusi il 18 maggio.

Come nel caso Oriocenter: mila mq con negozi tra cui 50 punti ristoro, 14 sale cinema del circuito UCI Cinemas, un ipermercato e oltre settemila posti auto. Il prototipo del centro commerciale italiano, aperto nel a Bergamo dalla famiglia Percassi, nel mese di luglio ha registrato una performance del 13 per cento migliore della media.

  • Condividi Twitter Facebook Il coronavirus accelera la crisi dei centri commerciali Il coronavirus sta lentamente modificando le abitudini degli italiani, specialmente nel Nord Italia, imponendo nuovi stili di vita.
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  • Sono luoghi pieni di addobbi e luci che annunciano che il Natale è alle porte.
  • Туннель простирался горизонтально на сотни футов в обоих направлениях, и окончания его представлялись лишь крохотными светлыми кружочками.

Rispetto agli Stati Uniti, dove si strategie di opzioni coperte assistendo a una moria di centri commerciali, la nostra situazione è molto migliore, in primo luogo perché non esiste un eccesso di offerta di centri commerciale.

In Italia la crescita è stata più graduale e in qualche modo programmata rispetto alle esigenze del territorio.

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Parte da qui, con un intensa attività di lobbying, il tentativo di rilanciare un settore che conta 1. Ma è stato un percorso difficile che ha dimostrato quanto i nostri legislatori avessero una scarsa conoscenza del nostro settore.

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Il coronavirus è uno spartiacque che deve far riflettere. Quando saremo fuori dalla crisi, i centri commerciali dovranno ripensarsi nel profondo anche perché il trend in questo momento parla chiaro: gli ingressi maggiori anche nel mese di luglio e agosto si sono registrati nei centri commerciali di piccole e medie dimensioni e nei negozi di vicinato a sfavore dei tripla A.

Il problema principale è capire cosa ci si possa aspettare nel futuro.

Buona giornata. Scopri di più patrizia p ha scritto una recensione a ago Novara, Italia12 contributi1 voto utile Siamo stati da KFC e ho trovato personale molto gentile e cortese la Sig. Scopri di più homosalvadego ha scritto una recensione a feb Provincia di Bergamo, Italia78 contributi14 voti utili Le cucine di Curno Abbiamo usufruito dell'offerta, in varie occasioni, consumando le proposte di diverse attività.

I primi segnali già ci i centri commerciali non sono cucine. Non solo, è emersa anche la necessità di maggiori servizi di take away 21 per cento e food delivery 18 per centoche potrebbero portare a un ripensamento della food court, con una crescente percentuale di spazio dedicata alla preparazione del servizio da asporto.

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Un esempio? Come nel caso del gruppo immobiliare Simon Property che, ad agosto, ha dato avvio alle interlocuzioni con Amazon per trasformare i negozi che ancora non avevano riaperto in centri distribuzione soprattutto quelli a marchio Sears e J. Penny che hanno attivato il Chapter 11 e si preparano a un piano di ristrutturazione.