Crisi come opportunità per ottenere entrate aggiuntive, Guadagna con il mercato immobiliare a partire da piccole cifre


Davvero la Capitale, già al centro di una operazione di salvataggio, e destinataria di eccezioni, misure ad hoc e finanziamenti extra, rischia ora di fallire, come ci raccontano le ultime cronache dal Campidoglio? Ma ora lo spettro di un default dell'ente amministrato da Virginia Raggi riappare a un orizzonte neppure tanto lontano con un deficit che, crescendo dal a una media di milioni l'anno, è già arrivato a sfiorare il miliardo.

Una questione meridionale. I problemi della finanza allegra interessano i Comuni in quanto sono gli unici, tra gli enti pubblici, ad essere dotati di autonomia finanziaria contabile. Da un'analisi crisi come opportunità per ottenere entrate aggiuntive distribuzione geografica sul territorio nazionale delle amministrazioni dissestate realizzata da Ifell'Istituto per la Finanza locale dell' Anciemerge con prepotenza una "questione meridionale" 2.

Ancora più significativa in termini numerici è la questione degli enti che hanno aderito alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale.

Al 28 giugnorisultano infatti in pre-dissesto enti locali, di cui 10 Province. Anche nel caso del pre-dissesto, gli enti che hanno fatto ricorso alla procedura sono concentrati prevalentemente nelle regioni meridionali, con picchi in Calabria 29Sicilia 25 e Campania Ma il Settentrione non ne è certo immune: le regioni interessate da casi di pre-dissesto sono infatti 15, a fronte delle 11 in cui sono localizzati gli enti dissestati Il caso Sicilia e il Nordest virtuoso.

Con 16 casi, la Sicilia sembra vivere una preoccupante situazione a sé. Non solo per le dimensioni demografiche degli enti coinvolti, ma anche alla luce di una situazione di squilibrio finanziario di lungo corso e che sembra essersi cronicizzata nel corso degli anni. Diverso il quadro al Settentrione. Secondo i dati dell'Ifel, i Comuni più virtuosi si trovano nel Nordest. Ammettere il dissesto non basta. Nonostante la legge preveda che la procedura del dissesto si completi entro cinque anni dalla dichiarazione di default, sono ben 16, secondo l'Ifel, i casi di enti che hanno deliberato il dissesto prima del Tra questi, due Comuni risultano non aver ancora terminato il risanamento, nonostante sia trascorso addirittura un quarto di secolo dalla dichiarazione di fallimento.

E il trend è in crescita. Dal alil numero degli enti che hanno deliberato il dissesto finanziario è costantemente aumentato: dai 3 che l'hanno dichiarato nel si è arrivati ai 21 nelpassando per i 14 nel e i 20 nel Deficit che è salito sulle opzioni binarie tagli e malagestione.

Negli anni passati il debito è stato la grande leva che ha permesso ai sindaci di poter disporre di notevoli entrate aggiuntive per finanziare, tra l'altro, propagande elettorali e clientelismi.

Disponibilità di cassa — priva di reali coperture - che ha consentito di presentare ai propri elettori, di crisi come opportunità per ottenere entrate aggiuntive in volta, bilanci allegri e immaginifici, lasciando in eredità alle amministrazioni successive l'onere di dover far fronte ai deficit che man mano si accumulavano. A onor del vero, ma non certo a difesa dei tanti casi di malagestione amministrativa, va ricordato che i Comuni italiani hanno subito pesanti tagli alle entrate da parte dei governi durante gli anni dell'austerity.

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Nel periodo la sforbiciata alle loro entrate è stata pari complessivamente a 8,6 miliardi di euro. Un'ulteriore riduzione della capacità di spesa per 2,5 miliardi è stata determinata poi dall'istituzione del "Fondo crediti di dubbia esigibilità".

Una coppia diabolica. Bilanci gonfiati da crediti di dubbia esigibilità e tagli alle entrate: poggia su questo combinato disposto dall'effetto tutto negativo lo scenario politico amministrativo nel quale è maturata la crisi contabile dei Comuni italiani.

Il dissesto, per un municipio, è progetti di investimento in bitcoin che pagano, per un'impresa, del fallimento.

Questa è la regola. Ma la storia della contabilità allegra dei Comuni italiani è un'altra e sembra ispirata al motto "fatta la legge, trovato l'inganno", in un clima di mancanza di controlli, di complicità istituzionali e di indifferenza generale. Chi lo paga il conto? Per tanti, troppi anni, gli enti locali hanno potuto redigere bilanci inserendo tra le entrate delle voci inesigibili o quantomeno di dubbia esigibilità che servivano a coprire le uscite.

Soprattutto ricchi incassi da multe che in realtà era evidente l'amministrazione non avrebbe mai avuto la capacità di riscuotere.

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Per capire ancora meglio il meccanismo che permetteva di gonfiare i bilanci è possibile fare un esempio: cento euro di crediti per multe — secondo la norma in vigore prima del - erano considerati dai Comuni, nei bilanci preventivi, come se fossero tutti incassabili nell'esercizio in corso. Era quella voce di nell'attivo a dare loro la copertura necessaria per poter sostenere spese di pari importo.

Un padre di famiglia non spenderebbe mai dei soldi senza averli sul conto corrente, ma solo sulla base di un credito che sa benissimo che non riscuoterà se non in minima parte. I sindaci, invece, per decenni hanno speso soldi senza averli come guadagnare cambiando rotta in cassa.

In altre parole, pur sapendo che a fronte di ogni euro di credito per le multe solo 20 sarebbero entrati davvero, gli amministratori hanno continuato a spenderne cento.

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Generando, di fatto, ogni anno un buco di bilancio legalizzato. Con buona pace di chi avrebbe dovuto controllare: revisori dei conti, Corte dei conti, prefetture, ministro dell'Economia, ministro dell'Interno.

La svolta del Dal il ministero dell'Economia, che fino a quel momento aveva tollerato il fenomeno, ha deciso, anche su pressione dell'Unione Europea, di porre fine al sistema dei falsi in bilancio legalizzati e ha imposto ai Comuni un'operazione di ripulitura dei conti.

Il nuovo regime ha introdotto in particolare il principio della " competenza finanziaria potenziata o a scadenza ", un istituto molto simile al bilancio di cassa, che obbliga l'ente a spendere solo quei soldi che hanno effettivamente incassato. Se vanta crediti, no. I crediti non esigibili vengono sterilizzati in un fondo svalutazione crediti e ora l'equilibrio di bilancio è dato dal pareggio tra tutte le entrate reali e tutte le spese.

E, sanzione ancor più temuta dai politici nel caso in cui la Corte dei Conti accerti la loro responsabilità nel dissesto, all'ineleggibilità per cinque anni. La giustizia contabile, infatti, non dovrà più dimostrare come accadeva prima che il dissesto ha provocato un danno erariale attraverso un faticoso procedimento giudiziario.

La nuova norma prevede che il dissesto sia di per sé sufficiente ad infliggere le sanzioni. I 'salvataggi' di Roma e Reggio Calabria. Cosa sarebbe successo se, sotto il peso di quasi 13 miliardi di debito accumulato durante le giunte di centrosinistra Rutelli assessore al Bilancio Linda Lanzillotta e Veltroni assessore al Bilancio Marco Causifosse stato dichiarato lo stato di dissesto di Roma?

La Corte dei conti all'epoca era in vigore la vecchia normativaavrebbe dovuto accertare un eventuale danno erariale e contestarlo ai politici e agli amministratori individuati come responsabili del dissesto. Diverso ancora il caso di Reggio Calabria - sciolto nell'ottobre del quando era crisi come opportunità per ottenere entrate aggiuntive in vigore la nuova normativa sulla ineleggibilità in vigore dal - comune infiltrato dalla 'ndrangheta ma soprattutto devastato da bilanci in rosso.

A Reggio Calabria, insomma, si è verificato uno strano paradosso: anche se in piazza si stracciavano le vesti, lo scioglimento per mafia potrebbe aver salvato — temporaneamente, come poi si è visto - la carriera a più di un politico. Il disavanzo tecnico. Poiché non sarebbe stato possibile passare da un anno all'altro a un diverso sistema di contabilizzazione, nel è stata prevista un'operazione ponte.

Nell'anno pontedunque, ai Comuni è stato imposto di redigere due contabilità: una autorizzativa vecchio sistema strategia di opzione verum l'altra conoscitiva nuovo sistema.

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L'anno seguente la conoscitiva è diventata autorizzativa, e da quel momento è partito il nuovo regime. Ma non tutto è filato liscio. Riscrivendo i bilanci secondo le nuove regole e non considerando più i crediti inesigibili alla stregua di veri e propri attivimoltissimi Comuni hanno evidenziato un disavanzo che, per l'occasione, è stato chiamato "tecnico".

Tecnico in quanto risultato di una nuova normativa. Poiché questo passaggio è stato incentivato dalla circostanza che un eventuale deficit non avrebbe comportato responsabilità di alcun tipo, di fatto da molti la normativa del è stata considerata una vera e propria sanatoria contabile.

Con le nuove regole algoritmo di consenso tutti gli enti hanno dichiarato due bilanci con numeri diversi uno dei due, in teoria, falso.

Una rivisitazione contabile che ha fatto emergere un buco complessivo nazionale compreso tra i 12 e i 15 miliardi di cui per ben milioni è responsabile la sola Roma. Rate trentennali. Roma, ad esempio, per un trentennio dovrà rimborsare una rata di circa 26 milioni. La speranza è che con la nuova normativa, che rende più difficile e rischioso per gli amministratori truccare i conti, sindaci e assessori procedano ad una maggiore programmazione, gestendo il denaro pubblico con una cautela sino ad oggi spesso ignorata.

In teoria, dovrebbe essere stato quindi scongiurato il rischio di nuovi e futuri dissesti. Dissesto e pre-dissesto, ecco cosa cambia La gravità delle difficoltà in cui si trovano i bilanci di Comuni e Province è indicata con due termini diversi: pre-dissesto e dissesto. Qualcuno, utilizzando un termine mediato dal linguaggio finanziario internazionale, sostituisce alla parola dissesto il termine default, ma la sostanza non cambia.

In entrambi i casi, pre-dissesto o dissesto, la strada che si apre davanti agli amministratori, siano il sindaco o il presidente della Provincia, per ben cinque anni crisi come opportunità per ottenere entrate aggiuntive prevede infatti alternative: da una parte risparmi sulla spesa corrente, sui servizi, sulla manutenzione delle strade, sugli asili, sull'illuminazione, sul personale negli uffici, con una conseguente riduzione negli orari di apertura al pubblico e vari altri disagi.

E poi ancora: dismissione degli scuolabus, meno servizi sociali, meno acquisti di libri della biblioteca. Sul fronte delle tasse ecco invece una tariffa rifiuti alle stelle, addizionale Irpef all'aliquota massima consentita, tasse comunali sulla casa al massimo.

Lacrime e sangue insomma, ma anche debiti che si accumulano sulla testa di ogni cittadino da qui a trent'anni. Basti pensare che il "Fondo rotativo a cui Comuni e Province" possono attingere per far fronte ai debiti in scadenza da subito, prevedono euro di prestito per ogni abitante del Comune diventano 20 se a chiedere i soldi è una Provincia che si devono restituire in 30 anni con gli interessi.

Già, gli interessi. Oltre a questi ci sono quelli dei mutui che sono stati accesi con la Cassa depositi e prestiti e con le banche. Altri debiti che si sommano a cui si farà fronte cercando prestiti, magari per coprire quel disavanzo cronico fra previsioni di entrate e incassi reali. L'auspicio è che a partire dalla prossima crisi come opportunità per ottenere entrate aggiuntive di stabilità le cose possano cambiare, ma per ora gli interessi corrono e spesso sono pesanti.

Gli unici che possono sperare di ottenere un vantaggio dal riconoscimento dello stato di crisi, sia pre-dissesto o dissesto vero e proprio, sono i creditori.

Nel primo caso possono finalmente incassare i soldi delle loro fatture e, magari come a Pescara, ottenere il saldo con tempi più umani nel capoluogo abruzzese in un anno si è passati da giorni di attesa a circa la metà. L'Osl invierà ai creditori delle proposte di transizione per chiedere di rinunciare a una parte dei soldi in cambio di un pronto pagamento: "pochi, maledetti e subito", diceva un vecchio film.

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Qui pare che il "pochi", una volta che l'ente è tornato in pareggio, possa essere rimesso in discussione, evitando la rinuncia tombale. Ma dopo cinque anni, tanti ne sono previsti per il salvataggio, chi ha voglia di tornare a mettere in mezzo gli avvocati? Storie che sembrano ormai di un'altra epoca e certamente di un'altra parte d'Italia. Ha dichiarato il dissesto nel "Abbiamo percorso una lunga strada di sacrifici.

In questi quattro anni ogni alessandrino ha dovuto pagare in media mille euro per uscire dal pozzo del debito", riassume Rita Rossa, sindaco del Pd, eletta tre settimane prima della certificazione della bancarotta comunale. Nessuno pensava che una città di grande tradizione industriale sarebbe stata costretta a quattro anni di calvario.

Ce ne siamo accorti seguendo la favola calcistica dell'Alessandria fino alla semifinale di coppa Italia contro il Milan". Destini incrociati: da giovane nella squadra locale aveva giocato Gianni Rivera, uno degli alessandrini più noti insieme a Umberto Come fare bitcoin da soli a casa e Giuseppe Borsalino.

Nel la situazione era difficilissima: "Quando siamo entrati in municipio — dice l'attuale sindaco — crisi come opportunità per ottenere entrate aggiuntive siamo trovati con un buco di milioni.

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E dopo tre settimane ci è arrivata la lettera della Corte dei Conti che imponeva di dichiarare crisi come opportunità per ottenere entrate aggiuntive stato di dissesto. Come si è arrivati alla voragine? Crisi come opportunità per ottenere entrate aggiuntive bilancio era come un lavandino da cui esce più acqua di quella che entra". Gestione irresponsabile? Il principale accusato è il penultimo sindaco, Piercarlo Fabbio, Forza Italia, recentemente condannato in appello per falso ideologico.

È colpevole di aver aggiustato il bilancio consuntivo per farlo rientrare nel Patto di stabilità. Mette i puntini sulle "i": "Il buco non era di milioni ma di ".

Non un bel vedere, in ogni caso. Nell'aneddottica locale ci sono le rose comperate in Croazia per i giardini pubblici e un tartufo regalato a Berlusconi. Le accuse più di sostanza riguardano gli introiti delle società partecipate contabilizzati tutti nello stesso anno: "Mettere a bilancio cinque anni di tassa raccolta rifiuti prima di vedere il denaro non è stata una grande idea", dice Rossa.

Fabbio replica: "Avevo dei consulenti e hanno presentato delle perizie prima di compiere certe scelte. La decisione di dichiarare il dissesto non era per nulla obbligatoria".

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Il risultato è stato comunque deprimente. Lo dice il commerciante e lo confermano i sindacalisti. Per tre anni la gente ha comperato solo il pane e pochi generi di prima necessità", racconta Ferrari. Tonino Paparatto è il segretario generale della Cgil alessandrina: "Difficile distinguere gli effetti delle due crisi nella perdita dei posti di lavoro. Tagliare nelle partecipate è stata una tentazione che abbiamo cercato in tutti i modi di contrastare.

C'erano a rischio posti di lavoro che alla fine siamo riusciti a salvare". Il lieto fine è nella grande festa del 9 settembre scorso, casualmente coincidente con la fine dello stato di dissesto: cene in piazza, lo slogan "Alessandria è viva" e la decisione crisi come opportunità per ottenere entrate aggiuntive decorare i negozi ancora vuoti con opere e installazioni degli artisti locali.

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Perché il grosso della crisi è passato ma qualche cicatrice si vede ancora. Per dare un'idea della drammaticità della situazione cita il titolo di un'opera di Rimbaud, "Il battello ubriaco" "Le bateau ivre"ma dice anche che l'ideogramma cinese di crisi è lo stesso di opportunità.

E comunque aggiunge, "la ristrutturazione del debito è per crisi come opportunità per ottenere entrate aggiuntive nostri figli" perché le scelte di oggi hanno un orizzonte di 10 anni per certi aspetti e di 30 per altri. Con la crisi che c'è non potevamo eliminare la nostra funzione nel sociale, abbiamo anche pensato esenzioni per le fasce più deboli.

Bisogna comunicare bene cosa sta accadendo. Sono andato molto in televisione, sui giornali, alle assemblee, agli incontri. Ma il 'vergogna, vergogna' non me lo ha risparmiato nessuno. Nemmeno in consiglio comunale, dove me lo gridano quelli che fino al hanno speso senza ritegno e poi non hanno voluto approvare il loro stesso bilancio". I sindaci che si trovano con il comune sull'orlo del fallimento che possono fare? Di là la bad company, il Comune fallito con tutti i suoi debiti e una commissione di nomina ministeriale che la gestisce, come si farebbe in un fallimento, quindi con offerte ai creditori, transazioni".

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Se la situazione è recuperabile, invece? E dato che questi sono nella maggior parte dei casi imprese del territorio non uccidi l'economia, il tessuto produttivo del tuo Comune. Io ho scelto questa strada per questo motivo, non potevamo tradire le nostre imprese.

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Noi abbiamo preso 33 milioni e mila euro. I cinesi hanno un ideogramma solo per crisi e opportunità. Le faccio due esempi di cui vado orgoglioso.

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Secondo esempio, l'efficienza dell'illuminazione. Nelle scuole abbiamo messo le lampadine intelligenti che non significa solo che si accendono quando entri in classe, tipo le toilette dei ristoranti, ma che a seconda della luce che entra dalla finestra abbassano o alzano l'intensità. Sa quanto si risparmia?

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Per me è eccezionale". Nelle gare d'appalto unificate per le mense degli asili, con i dieci milioni in meno di spesa corrente: auto blu, cancelleria, pulizia.

E poi il personale che diminuisce. Mille dipendenti dieci anni fa che oggi, col blocco del turn over, sono meno di Ah, la telefonia. Non si possono più fare chiamate intercontinentali dall'ufficio, perché succedeva, mi creda". Lei il disastro lo ha toccato con mano nel Ho passato il mio primo pomeriggio a guardare le carte. Non c'è voluto molto per scoprire che la situazione era gravissima.